La chiamano "decrescita felice", già ne abbiamo parlato sul nostro blog, e anche se non è esattamente la stessa cosa, quando non si hanno liquidi ci sono tanti modi per divertirsi in vacanza, ovvero: le vie della decrescita sono infinite. Così sabato e domenica Roberto ed io, affidata Sofia ai nonni per due stimolanti pomeriggi nella piscinetta di gomma del giardino, abbiamo percorso nei due sensi la Milano-Venezia con un biglietto omaggio della nuova compagnia che gestisce le ferrovie lombarde. Parentesi: non sappiamo se questa nuova compagnia sia privata, in tutto o in parte, e allora ci sarebbe da discutere; ma di certo, nonostante il biglietto omaggio e l'invito a sperimentare i nuovi trasporti integrati, i treni erano in ritardo, senza aria condizionata e sovraffollati, come sempre. Ragion per cui abbiamo compilato il modulo di reclamo che l'impiegato incredibilmente bilingue della stazione di Desenzano sul Garda ci ha fornito immediatamente e senza dare segni d'insofferenza. Forse c'è speranza. A Milano abbiamo visitato il Museo del Novecento, dalla cui terrazza si ha una vista incredibile su piazza Duomo. Invece sul Garda abbiamo amabilmente cazzeggiato, godendoci la luce del lago e concedendoci un bicchere di Lugana doc del territorio in una delle poche cantine che non si chiami "lounge bar" e i cui tavoli non siano a un metro e mezzo di altezza da terra. Adocchiato il primo spazio verde utile in un giardinetto in riva al lago, abbiamo steso la copertina, mangiato i nostri panini al sacco, sonnecchiato e letto il giornale, guardati malissimo da alcuni indignados vestiti per l'aperitivo della domenica. Ci siamo sentiti meno soli quando un'altra buona dozzina di persone ha imitato il nostro dirompente gesto. E' vero: fra i tavolini dei bar e lo svacco libero ci sono le panchine, ma se la classe media sta scomparendo, a quelli in decrescita forzosa non restano che gli estremi. In orizzontale, poi, si sogna meglio.
lunedì 1 agosto 2011
Vacanze da disoccupati ovvero: le vie della decrescita sono infinite
lunedì 20 giugno 2011
Ma dio balla il merengue?
Sofia non è stata battezzata e non abbiamo intenzione di impartirle nessuna educazione di tipo confessionale. Probabilmente non farà nemmeno l'ora di religione a scuola, anche se a me e a Roberto piacerebbe parlare con lei di religioni, di santi e di dio. Per quanto riguarda le basi della moralità, basterebbe l'imperativo categorico kantiano: "Considera l'essere umano, in te stesso e negli altri, sempre anche come fine e non solo come mezzo". Vado a memoria, forse non è una citazione letterale, ma insomma il messaggio è chiaro. Ciononostante, ieri, davanti a una statua della Madonna, Sofia si è profusa in una pioggia di bacini mandati con le mani. Roberto ed io ci siamo un po' stupiti, ma sappiamo che il nonno, ogni tanto, la porta in chiesa. Non sappiamo come reagire: da un lato ci sembra una cosa innocua, dall'altro un pomeriggio all'oratorio - Roberto a settembre partirà con un gruppo di auto mutuo aiuto per immigrati sudamericani ed ha contrattato con il "don" per avere una sala - ha riaperto in me una serie di ferite ... magari ormai piccole cicatrici sopite da anni, ma fastidiose. A un certo punto della mia vita, intorno ai tredici anni, mi sono chiesta perché gli oratori dovessero essere il ricettacolo di nubili e pedanti donne sulla cinquantina, ancora ridicolmente chiamate "signorine", che portano segnata sul corpo la mancanza di un amore, di un piacere carnale di qualsiasi natura, infagottate in gonne informi di jeans, collant e sandali alla francescana, camiciole dagli improbabili colori "polvere", "fango", "bianco sporco". Perché si dovesse sempre far finta di entusiasmarsi ballando castamente al suono di canzoni come "il signore è il mio pastore" e "tutto il creato è amore": e se provassimo a chiederlo ai libici? Non voglio sembrare cinica e non credo di esserlo: nella fratellanza, nella spiritualità, nella bellezza della natura ci credo per davvero, ma non ho mai capito perché debbano essere rivestite di falsa ingenuità, che alla fine diventa ipocrisia. In fondo ho sempre avuto l'impressione che queste visioni, trasmesse con canzoncine e bacetti a Maria e al crocifisso, siano profondamente parziali, mancanti di qualcosa ... della carnalità, del dolore, del lato oscuro che tutti abbiamo, per cui la vita non è un'eterna benedizione. Ecco: non vorrei che Sofia imparasse, come me, a credere in assoluti che non esistono. Quando io me ne accorsi, che questi assoluti non esistevano e che i miei giovani dolori non potevano esserne risanati, non fu cosa da poco. Fu pure peggio, perché caddi da un assoluto all'altro, dalla beatitudine alla perdizione e trovare la via di mezzo, se vogliamo dir così, non fu affatto semplice. Senza dio, per i miei ex fratelli e sorelle in Cristo, ero perduta, c'era poco da fare. Mi ritrovai sola. Solo più tardi imparai, con Aristotele, che il fine della vita è la felicità e che il Bene platonico è troppo lontano per noi esseri umani. E che la felicità è tale quando la si può condividere con gli altri. Questo vorrei che Sofia imparasse e non credo che nessuna religione possa monopolizzare la questione. Mi sembra assurdo che dio venga addotto a spiegazione di qualsiasi cosa, che ogni cosa debba essere ammantata del riferimento a lui - tra l'altro sempre lui, il padre, mai la madre o, che so io, l'essere, la natura ... Non so come avvenga per le altre religioni: i miei amici valdesi un giorno mi stupirono dicendomi che prendevano lezioni di salsa e merengue per essere più vicini alla loro comunità. Per come li conosco non credo che, nelle serate al chiar di luna passate a ballare, abbiano avuto bisogno di musicare qualche passo dei vangeli. E credo anche che dio, se esiste, gliene sia stato grato.
martedì 14 giugno 2011
Un buon inizio
Dall'ultimo post sono passati diversi mesi. L'inverno alla fine ci ha inghiottito ma, come un fiume carsico che lavora silenzioso sottoterra, siamo finalmente riemersi. Le ultime settimane fanno ben sperare e mi sembrano già lontani anni luce gli amari commenti allo stato della politica italiana. La politica fa sempre schifo, ma almeno abbiamo riscoperto di essere un popolo. Abbiamo messo i primi mattoni per un cambiamento e da adesso in poi dovremo lavorare, o meglio creare qualcosa di nuovo. Un'Italia migliore ... un mondo migliore? Per me le lezioni sono finite e ho più tempo per occuparmi del cambiamento. Sì, perché non si cambia senza tempo a disposizione. Oggi ho letto su Repubblica un articolo su bambini di due/tre anni educati alla competizione, costretti a imparare nozioni a memoria per poter accedere alle migliori scuole. Non so bene che legame ci sia con l'acqua pubblica, il no al nucleare e la legge uguale per tutti, ma anziché costringere i bambini a imitare la nostra follia, potremmo noi imitare loro. Qui sotto un ottimo esempio (da cui rubo il manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe):
http://ridiventaregrandi.blogspot.com/Il manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe
1. IL DIRITTO ALL'OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti
2. IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, l'acqua, i sassi, i rametti
3. IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori
riconoscere i profumi offerti dalla natura
4. IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltare e poter prendere la parola, interloquire e dialogare
5. IL DIRITTO ALL'USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde, accendere un fuoco
6. IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura
7. IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade
8. IL DIRITTO AL SELVAGGIO
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi
9. IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell'acqua
10. IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle.
Etichette:
decrescita,
diritti infanzia,
referendum
domenica 20 febbraio 2011
The terrible one and a half
Preparare il nostro prossimo viaggio a Zurigo e quello successivo a Lisbona, immaginare che sia già estate e giocare con paletta e formine per la sabbia sul pavimento di casa è il nostro modo, mio e di Sofia, di superare indenni l'inverno. Sofia cresce e da una settimana ha deciso che non vuole più poppare. Ieri sera, quindi, a casa di D. e C., coppia italo-messicana, dove normalmente il vino e la tequila scorrono copiosi, ho festeggiato la fine di 24 (ventiquattro!) mesi di astinenza da alcolici. Ad essere sincera, non è stata un'astinenza completa, perché io sono della scuola del "mezzo bicchiere al giorno non fa mai male". Però ieri è stato decisamente più di mezzo bicchiere e sono tornata a casa rincoglionita e felice. Sofia, intanto, a sedici mesi quasi compiuti, continua la sua esplorazione del mondo ed ha già capito che, essendo un essere libero, può fare potenzialmente quel che vuole: prendere dagli scaffali del supermercato barattoli scelti a caso e buttarli per terra, mangiare lo yogurt da sola versandone metà sul pavimento, bere un'aperitivo a base di shampoo per bambini, vestirsi da sola mettendosi il maglione in testa al posto del capello. Roberto ed io restiamo vigili al suo fianco durante tutte queste amene attività e, esterrefatti di fronte alla potenza devastatrice del nostro giovane virgulto, ci rendiamo conto che i "terribles two" ... nel nostro caso sono sono in anticipo "solo" di qualche mese!
A proposito di piccoli intraprendenti, guardate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=7dfyXYwVBP0
A proposito di piccoli intraprendenti, guardate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=7dfyXYwVBP0
Etichette:
alcolismo,
bambini,
stagioni,
terribles two
domenica 16 gennaio 2011
Siesta domenicale
Auguri di buon anno a tutti voi, amici e amiche. Ve lo faccio in punta di piedi, mentre Roberto e Sofia dormono profondamente, riposandosi delle prime fatiche dell'anno nuovo. Ve lo faccio un po' in ritardo, perché le mie fatiche non sono ancora finite. Ve lo faccio quasi sottovoce, perché il nuovo anno, almeno qui in Italia, non è cominciato in gran spolvero ... le solite vecchie polverose, rancide e ormai, almeno per me, indigeribili questioni: la classe operaia che non va in paradiso, l'utilizzatore finale al governo eccetera eccetera. Sarà stato un caso che, con Sofia a letto con la febbre, e noi un po' ricoglioniti dalla stanchezza, il trentun dicembre non siamo riusciti nemmeno a stappare la bottiglia col tempismo dovuto? In Italia, terra di superstizioni antiche sullo sfondo di un cattolicesimo spesso di facciata, porta parecchio sfiga. Spiacerebbe che portasse sfiga al Paese, oltre che a noi tre. Comunque, abbiamo mangiato lenticchie, rito propiziatorio benaugurante nei confronti dei futuri dodici mesi che ci attendono. Pari e patta: mal che vada, continuerà la sfiga del duemiladieci. Auguri!
domenica 14 novembre 2010
una serata a teatro
In questo cupo e incerto inizio di novembre, Cristina con due amiche melomani è andata a teatro: Don Giovanni, dramma giocoso di Da Ponte, musiche del sublime Volfango ... in alcuni vecchi libri di scuola di chiara impronta nazionalista era uso italianizzare i nomi di filosofi e letterati, soprattutto tedeschi, in una carrellata quasi comica di Volfango Goethe, Emanuele Kant, Arturo Schopenhaeur e via dicendo, un po' come nei film doppiati, che esistono solo in Italia.
Fortunatamente, la maggior parte dei libretti d'opera è in italiano; questo ha momenti davvero divertenti, strappa il sorriso anche dopo più di duecento anni, come sarà per Il grande fratello. Lo spettatore medio della seconda galleria è un uomo di sessantacinque anni con taciturna signora al seguito; porta pantaloni di velluto a coste e maglione di lana, tipica mise da sabato sera a teatro; conosce alcune arie a memoria che canticchia durante l’intervallo; ha un pesante accento valligiano, con cui commenta le performance dei cantanti e plaude con entusiasmo alla scena in cui l’impenitente libertino viene inghiottito dalle fiamme dell’inferno. Infine, giustizia fu fatta! A tradimenti e godimenti, devono seguire i meritati tormenti, e lo spettatore medio, il cattoleghista padre di famiglia ormai in pensione, può dormire sonni tranquilli. Cristina invece sogna ad occhi aperti una versione futurista del dramma mozartiano …
Fortunatamente, la maggior parte dei libretti d'opera è in italiano; questo ha momenti davvero divertenti, strappa il sorriso anche dopo più di duecento anni, come sarà per Il grande fratello. Lo spettatore medio della seconda galleria è un uomo di sessantacinque anni con taciturna signora al seguito; porta pantaloni di velluto a coste e maglione di lana, tipica mise da sabato sera a teatro; conosce alcune arie a memoria che canticchia durante l’intervallo; ha un pesante accento valligiano, con cui commenta le performance dei cantanti e plaude con entusiasmo alla scena in cui l’impenitente libertino viene inghiottito dalle fiamme dell’inferno. Infine, giustizia fu fatta! A tradimenti e godimenti, devono seguire i meritati tormenti, e lo spettatore medio, il cattoleghista padre di famiglia ormai in pensione, può dormire sonni tranquilli. Cristina invece sogna ad occhi aperti una versione futurista del dramma mozartiano …
E’ notte. Don Nano, audace seduttore e leader del partito dell’amore, ne dispensa a profusione nei suoi nobili palazzi e ville. Non uno, ma numerosi servi sciorinano l’elenco delle imprese amorose dello straordinario libertino, mettendolo al sicuro da coloro che ne reclamano la testa a causa dell’onore ferito, ma, soprattutto, della legge violata. Don Nano ha dapprima sedotto e abbandonato Donna Patrizia, che lo bracca come un cane da caccia cercando di sottrargli nuove vittime. Riesce comunque ad intrufolarsi ad una festa di compleanno di rustici e vivaci contadini, insidiando una giovane minorenne, ma viene scoperto e ritorna nel proprio palazzo romano a preparare la prossima malefatta. Scambiandosi arte e parte con i suoi fedeli servitori, fa liberare un'altra sua giovane amante prigioniera in una contrada fosca e nebbiosa. Ad ogni occasione per ravvedersi, Don Nano non arretra e proclama che delle donne non può far senza, che soprattutto loro non possono fare a meno di lui e che è molto meglio così che essere gay o Rosi Bindi …
Aspettiamo pazientemente che una botola si apra e che, se non all’inferno, si bruci almeno su una spiaggia di Antigua, a qualche migliaio di chilometri da qui.
lunedì 18 ottobre 2010
Senza parole
"Hai sentito di Sara?". "Sì, hanno convalidato il fermo a Sabrina, ma dice di non essere stata lei". "Dalle cinque stanno interrogando anche Cosima". Discorsi da corsia d'ospedale: Cristina e Roberto ci mettono un po' a capire che le due donne non stanno, per fortuna loro, parlando di qualcuno che conoscono, ma del delitto che sta riempiendo le pagine dei giornali da una decina di giorni. Si guardano increduli e commentano a bassa voce. Com'è possibile che siano così coinvolte? Com'è possibile che seguano la vicenda su internet e si tengano aggiornate sugli sviluppi? Non hanno altro di cui parlare? Il discorso scivola poi sull'ultimo sceneggiato televisivo e stasera tra l'altro comincia anche la nuova edizione del Grande Fratello.
Nel libro "La cultura degli italiani", Tullio De Mauro scrive che solo il 29 % di loro ha una vita linguisticamente ed intellettualmente ricca, che solo un terzo degli italiani e delle italiane possiede le parole per poter esprimere adeguatamente idee, sentimenti, speranze, illusioni, desideri, emozioni, preferenze ... quell'intreccio impalpabile che sorregge le nostre vite. Forse ora è più chiaro da dove viene il senso di sgomento che abbiamo provato nell'ascoltare le due donne, di fronte a quel miscuglio di linguaggio giudiziario e pettegolezzo da strada che nasconde l'incapacità di pensare altro che non sia ciò che la televisione vomita per giorni, semplificando la realtà e cancellando ad una ad una le parole che permettono di dire e di pensare la propria esistenza. Parliamo linguaggi diversi, siamo i protagonisti attoniti della versione postmoderna della Torre di Babele.
Cristina non è mai stata particolarmente patriottica ed è la prima ad essere ferocemente critica verso l'Italia e gli italiani. Ultimamente, però, si sente urtata e prova un dolore acuto quando ascolta critiche impietose e spesso giuste sul suo paese. Quali parole possono esprimere questo sentimento? Vergogna, impotenza, tristezza? Dove cercare le parole che permettano di pensare un paese diverso, dove tutti, a prescindere dalla nazionalità, si possano riconoscere?
Come sempre, una citazione cinematografica:
http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow
Nel libro "La cultura degli italiani", Tullio De Mauro scrive che solo il 29 % di loro ha una vita linguisticamente ed intellettualmente ricca, che solo un terzo degli italiani e delle italiane possiede le parole per poter esprimere adeguatamente idee, sentimenti, speranze, illusioni, desideri, emozioni, preferenze ... quell'intreccio impalpabile che sorregge le nostre vite. Forse ora è più chiaro da dove viene il senso di sgomento che abbiamo provato nell'ascoltare le due donne, di fronte a quel miscuglio di linguaggio giudiziario e pettegolezzo da strada che nasconde l'incapacità di pensare altro che non sia ciò che la televisione vomita per giorni, semplificando la realtà e cancellando ad una ad una le parole che permettono di dire e di pensare la propria esistenza. Parliamo linguaggi diversi, siamo i protagonisti attoniti della versione postmoderna della Torre di Babele.
Cristina non è mai stata particolarmente patriottica ed è la prima ad essere ferocemente critica verso l'Italia e gli italiani. Ultimamente, però, si sente urtata e prova un dolore acuto quando ascolta critiche impietose e spesso giuste sul suo paese. Quali parole possono esprimere questo sentimento? Vergogna, impotenza, tristezza? Dove cercare le parole che permettano di pensare un paese diverso, dove tutti, a prescindere dalla nazionalità, si possano riconoscere?
Come sempre, una citazione cinematografica:
http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow
Iscriviti a:
Post (Atom)