Auguri di buon anno a tutti voi, amici e amiche. Ve lo faccio in punta di piedi, mentre Roberto e Sofia dormono profondamente, riposandosi delle prime fatiche dell'anno nuovo. Ve lo faccio un po' in ritardo, perché le mie fatiche non sono ancora finite. Ve lo faccio quasi sottovoce, perché il nuovo anno, almeno qui in Italia, non è cominciato in gran spolvero ... le solite vecchie polverose, rancide e ormai, almeno per me, indigeribili questioni: la classe operaia che non va in paradiso, l'utilizzatore finale al governo eccetera eccetera. Sarà stato un caso che, con Sofia a letto con la febbre, e noi un po' ricoglioniti dalla stanchezza, il trentun dicembre non siamo riusciti nemmeno a stappare la bottiglia col tempismo dovuto? In Italia, terra di superstizioni antiche sullo sfondo di un cattolicesimo spesso di facciata, porta parecchio sfiga. Spiacerebbe che portasse sfiga al Paese, oltre che a noi tre. Comunque, abbiamo mangiato lenticchie, rito propiziatorio benaugurante nei confronti dei futuri dodici mesi che ci attendono. Pari e patta: mal che vada, continuerà la sfiga del duemiladieci. Auguri!
domenica 16 gennaio 2011
Siesta domenicale
domenica 14 novembre 2010
una serata a teatro
In questo cupo e incerto inizio di novembre, Cristina con due amiche melomani è andata a teatro: Don Giovanni, dramma giocoso di Da Ponte, musiche del sublime Volfango ... in alcuni vecchi libri di scuola di chiara impronta nazionalista era uso italianizzare i nomi di filosofi e letterati, soprattutto tedeschi, in una carrellata quasi comica di Volfango Goethe, Emanuele Kant, Arturo Schopenhaeur e via dicendo, un po' come nei film doppiati, che esistono solo in Italia.
Fortunatamente, la maggior parte dei libretti d'opera è in italiano; questo ha momenti davvero divertenti, strappa il sorriso anche dopo più di duecento anni, come sarà per Il grande fratello. Lo spettatore medio della seconda galleria è un uomo di sessantacinque anni con taciturna signora al seguito; porta pantaloni di velluto a coste e maglione di lana, tipica mise da sabato sera a teatro; conosce alcune arie a memoria che canticchia durante l’intervallo; ha un pesante accento valligiano, con cui commenta le performance dei cantanti e plaude con entusiasmo alla scena in cui l’impenitente libertino viene inghiottito dalle fiamme dell’inferno. Infine, giustizia fu fatta! A tradimenti e godimenti, devono seguire i meritati tormenti, e lo spettatore medio, il cattoleghista padre di famiglia ormai in pensione, può dormire sonni tranquilli. Cristina invece sogna ad occhi aperti una versione futurista del dramma mozartiano …
Fortunatamente, la maggior parte dei libretti d'opera è in italiano; questo ha momenti davvero divertenti, strappa il sorriso anche dopo più di duecento anni, come sarà per Il grande fratello. Lo spettatore medio della seconda galleria è un uomo di sessantacinque anni con taciturna signora al seguito; porta pantaloni di velluto a coste e maglione di lana, tipica mise da sabato sera a teatro; conosce alcune arie a memoria che canticchia durante l’intervallo; ha un pesante accento valligiano, con cui commenta le performance dei cantanti e plaude con entusiasmo alla scena in cui l’impenitente libertino viene inghiottito dalle fiamme dell’inferno. Infine, giustizia fu fatta! A tradimenti e godimenti, devono seguire i meritati tormenti, e lo spettatore medio, il cattoleghista padre di famiglia ormai in pensione, può dormire sonni tranquilli. Cristina invece sogna ad occhi aperti una versione futurista del dramma mozartiano …
E’ notte. Don Nano, audace seduttore e leader del partito dell’amore, ne dispensa a profusione nei suoi nobili palazzi e ville. Non uno, ma numerosi servi sciorinano l’elenco delle imprese amorose dello straordinario libertino, mettendolo al sicuro da coloro che ne reclamano la testa a causa dell’onore ferito, ma, soprattutto, della legge violata. Don Nano ha dapprima sedotto e abbandonato Donna Patrizia, che lo bracca come un cane da caccia cercando di sottrargli nuove vittime. Riesce comunque ad intrufolarsi ad una festa di compleanno di rustici e vivaci contadini, insidiando una giovane minorenne, ma viene scoperto e ritorna nel proprio palazzo romano a preparare la prossima malefatta. Scambiandosi arte e parte con i suoi fedeli servitori, fa liberare un'altra sua giovane amante prigioniera in una contrada fosca e nebbiosa. Ad ogni occasione per ravvedersi, Don Nano non arretra e proclama che delle donne non può far senza, che soprattutto loro non possono fare a meno di lui e che è molto meglio così che essere gay o Rosi Bindi …
Aspettiamo pazientemente che una botola si apra e che, se non all’inferno, si bruci almeno su una spiaggia di Antigua, a qualche migliaio di chilometri da qui.
lunedì 18 ottobre 2010
Senza parole
"Hai sentito di Sara?". "Sì, hanno convalidato il fermo a Sabrina, ma dice di non essere stata lei". "Dalle cinque stanno interrogando anche Cosima". Discorsi da corsia d'ospedale: Cristina e Roberto ci mettono un po' a capire che le due donne non stanno, per fortuna loro, parlando di qualcuno che conoscono, ma del delitto che sta riempiendo le pagine dei giornali da una decina di giorni. Si guardano increduli e commentano a bassa voce. Com'è possibile che siano così coinvolte? Com'è possibile che seguano la vicenda su internet e si tengano aggiornate sugli sviluppi? Non hanno altro di cui parlare? Il discorso scivola poi sull'ultimo sceneggiato televisivo e stasera tra l'altro comincia anche la nuova edizione del Grande Fratello.
Nel libro "La cultura degli italiani", Tullio De Mauro scrive che solo il 29 % di loro ha una vita linguisticamente ed intellettualmente ricca, che solo un terzo degli italiani e delle italiane possiede le parole per poter esprimere adeguatamente idee, sentimenti, speranze, illusioni, desideri, emozioni, preferenze ... quell'intreccio impalpabile che sorregge le nostre vite. Forse ora è più chiaro da dove viene il senso di sgomento che abbiamo provato nell'ascoltare le due donne, di fronte a quel miscuglio di linguaggio giudiziario e pettegolezzo da strada che nasconde l'incapacità di pensare altro che non sia ciò che la televisione vomita per giorni, semplificando la realtà e cancellando ad una ad una le parole che permettono di dire e di pensare la propria esistenza. Parliamo linguaggi diversi, siamo i protagonisti attoniti della versione postmoderna della Torre di Babele.
Cristina non è mai stata particolarmente patriottica ed è la prima ad essere ferocemente critica verso l'Italia e gli italiani. Ultimamente, però, si sente urtata e prova un dolore acuto quando ascolta critiche impietose e spesso giuste sul suo paese. Quali parole possono esprimere questo sentimento? Vergogna, impotenza, tristezza? Dove cercare le parole che permettano di pensare un paese diverso, dove tutti, a prescindere dalla nazionalità, si possano riconoscere?
Come sempre, una citazione cinematografica:
http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow
Nel libro "La cultura degli italiani", Tullio De Mauro scrive che solo il 29 % di loro ha una vita linguisticamente ed intellettualmente ricca, che solo un terzo degli italiani e delle italiane possiede le parole per poter esprimere adeguatamente idee, sentimenti, speranze, illusioni, desideri, emozioni, preferenze ... quell'intreccio impalpabile che sorregge le nostre vite. Forse ora è più chiaro da dove viene il senso di sgomento che abbiamo provato nell'ascoltare le due donne, di fronte a quel miscuglio di linguaggio giudiziario e pettegolezzo da strada che nasconde l'incapacità di pensare altro che non sia ciò che la televisione vomita per giorni, semplificando la realtà e cancellando ad una ad una le parole che permettono di dire e di pensare la propria esistenza. Parliamo linguaggi diversi, siamo i protagonisti attoniti della versione postmoderna della Torre di Babele.
Cristina non è mai stata particolarmente patriottica ed è la prima ad essere ferocemente critica verso l'Italia e gli italiani. Ultimamente, però, si sente urtata e prova un dolore acuto quando ascolta critiche impietose e spesso giuste sul suo paese. Quali parole possono esprimere questo sentimento? Vergogna, impotenza, tristezza? Dove cercare le parole che permettano di pensare un paese diverso, dove tutti, a prescindere dalla nazionalità, si possano riconoscere?
Come sempre, una citazione cinematografica:
http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow
sabato 11 settembre 2010
Tutti a scuola!
Milano, sabato pomeriggio di settembre, due giorni prima dell'inizio della scuola. Roberto a casa con Sofia, Cristina in corteo contro i tagli alla scuola pubblica. "No, Sofia in manifestazione è troppo piccola! E se poi i celerini vi attaccano? E se succedono incidenti?". I facinorosi sono poche centinaia e indossano magliette arancioni con la scritta "s-catenati" che allude a una futura liberazione dalla piaga sociale, così è stata definita, del precariato. Un camioncino rallegra la manifestazione con canzoni d'altri tempi: Patti Smith e altra gente abbondantemente sopra i cinquanta, giusto per richiamare l'età media dei docenti italiani. Marxisti-leninisti dai golfini polverosi e lo sguardo perso alla Kurt Cobain distribuiscono "Spartacus" come se smerciassero droga illegalmente. Un insegnante con la stessa allure di Keith Richards parla con una giovane precaria. Cristina si chiede cosa insegni. Esistono in effetti delle fantomatiche graduatorie di corno e chitarra e si è sempre domandata quanti siano gli aspiranti insegnanti di corno e chitarra. Incontra la collega R., con il coltello fra i denti, pronta ad augurare una morte lenta e dolorosa al direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale - l'USR presume, visto che nello scolastichese ci sono il DS, il DSGA, l'USP e altri oggetti non identificati -, nonché, giusto per sfoltire le graduatorie, agli ignari colleghi, dei quali possiede una collezione in cera degna di madame Tussaud, ma non a grandezza naturale. "Ilya Prigogine nel 1936 scoprì che la termodinamica invertita, cioè sistemi complessi e lontani dall'equilibrio, è un processo naturale e irreversibilmente entropico, vincolato e a carico o discarico dell'ambiente, che poi ha gettato ponti tra la fisica e la chimica, come sistemi interagenti e complessi in cui l'entropia entropica è come un organismo vivente che si auto-organizza e in grado di succedere in stadi sempre diversi ..." La collega F. ormai farnetica sotto il sole cocente. Cristina si ferma per un cono gelato e riflette. Pensa che in tutti questi anni non ha mai fatto uno sciopero, convinta che danneggiasse gli studenti e che fosse inutile. Pensa che si è svegliata solo quando è toccato anche a lei e si dà della cretina e anche dell'egoista. Pensa che ha sentito già tanti conoscenti che si sono visti ridotti o annullati lo stipendio. Non sa bene cosa fare e anche se è qui oggi non sente di essere particolarmente utile alla causa. E soprattutto si domanda: cosa sarà diventata la scuola quando per Sofia verrà il momento di andarci?
Studiare serve a qualcosa oppure no? Per togliervi ogni dubbio sentite un po' qua ...
martedì 31 agosto 2010
una società segreta
In Italia esiste una strana categoria di persone. Cominciano ad aggirarsi per le strade delle nostre città verso la fine di agosto. Pallidi per l'ansia o perché non hanno fatto le vacanze al mare, tengono in mano strani e misteriosi elenchi, fatti di nomi, cifre e punteggi divisi in tante colonnine, una specie di intricato codice segreto che solo i più abili fra loro dopo anni di studi riescono a decifrare. Si incrociano e con aria spaventata si riconoscono. Spesso si ignorano pervicacemente, a volte si scambiano informazioni ai più incomprensibili su sedi di servizio, spezzoni, assegnazioni provvisorie, utilizzazioni e altri termini che alludono ad operazioni segrete e potenzialmente molto pericolose. Si aggirano nei cortili delle scuole con aria circospetta e lasciano numeri di telefono alle segreterie, ma non per prestazioni erotiche a pagamento, anche se presto saranno costretti a farlo. Bucano il muro di silenzio dei mezzi di informazione con gesti estremi, come incatenamenti di massa, sit-in sui tetti, presìdi in tenda nei cortili. Questo brulichio umano inizia in sordina e trova il suo apice a metà settembre, raggiungendo il parossismo, per poi spegnersi misteriosamente, quando i membri di questa società parellela vengono improvvisamente risucchiati in un buco dello spaziotempo, per poi ricomparire l'anno dopo, sempre più pallidi e concitati. Cristina è una di loro. Cerca di mantenere il sorriso e la leggerezza, perché adesso c'è Sofia e non vuole perdere la voglia di mostrarle quant'è bello un maggiolino su un fiore. Aspettando di scomparire fino al prossimo anno.
Da quest'anno per essere meno invisibili potrebbero diventarlo davvero:
http://www.youtube.com/watch?v=QVUqXxYUhPo
Da quest'anno per essere meno invisibili potrebbero diventarlo davvero:
http://www.youtube.com/watch?v=QVUqXxYUhPo
domenica 22 agosto 2010
Charles Bronson nació en Villa Luro
Bienvenidos a bordo. Despues de un tiempo de haber pensado con mi mujer crear un blog, (una idea que teniamos hace un tiempo, pero que por infinitas razones no nos dabamos el tiempo para darlo a la luz), finalmente esta criaturita nació, con el solo objetivo de compartir ideas, reflexiones,etc.
Recuerdo, en los primeros años de la secundaria, aquellas pruebas del prof. de biologia Ziela, o las del prof. de contabilidad (el cual entraba siempre en clase con anteojos oscuros, al mejor estilo Charles Bronson). Un dia este ultimo nos confio, a los ultimos que quedabamos en el aula, una cosa que (al menos para nosotros), quedaria en la historia...la nuestra, claro.
Despues del toque de campana, el Chato, Juanca, Curu yo estabamos preparando la mochila (ante la mirada detras de esos anteojos oscuros del Cholbo, asi le deciamos). El aire que se respiraba solo era interrumpido por los gritos lejanos de los alumnos en el patio.
Antes de salir en fila india a traves de aquella pequeña puerta, el Cholbo, (sintiendo que el momento que estaba esperando habia finalmente llegado), nos dijo, casi con timidez, como queriendo demostrar que, despues de todo, aquella persona distante como pensabamos no lo era en realidad:
-Chicos, perdonen, quisiera hablar con ustedes...si no tienen apuro.
-Chicos, perdonen, quisiera hablar con ustedes...si no tienen apuro.
Nos miramos como sin entender demasiado, con la mismas ganas de saber que carajo queria, deseando salir lo mas rapido posible al recreo para comernos el famoso pebete con jamos y queso con Coca Cola, que la rubia hija del kioskero nos preparaba.
Curu, que despues de haber llamado al Chato Martinez que ya estaba acelerando el paso apenas habia cruzado la puerta, nos dijo a mi y a Juanca:
-Esperen muchachos, el prof. quiere decirnos algo.
-Esperen muchachos, el prof. quiere decirnos algo.
-Cierren un minuto la puerta, chicos, quisiera contarles una cosa, agrego il prof.
Nos sentamos mientras nos mirabamos, como preguntandonos que carajo quisiera.
Sin sacarse los anteojos, rompio la ansiedad que flotaba en el aire y nos dijo:
-el Charles Bronson que conocen, el de la serie...yo actue de doble en algunas peliculas suyas.
-el Charles Bronson que conocen, el de la serie...yo actue de doble en algunas peliculas suyas.
Nos miramos atonitos, sin entender mucho, nos cayó de sorpresa, claro. Cuando el Chato se estaba levantando, disculpandose porque tenia prisa, lo agarre de un brazo y le dije en el oido:
-para boludo, quizas si lo escuchamos y entramos en confianza, safamos algunos puntitos en las pruebas!
-para boludo, quizas si lo escuchamos y entramos en confianza, safamos algunos puntitos en las pruebas!
Despues de contarnos que compartió el set con nuestro Charles, aquel que nosotros veiamos despues que llegabamos de la escuela, aquel que saltaba desde alturas de las cuales cualquier mortal se hubiese (si le andaba de culo), roto los tobillos o las manos...era el Cholbo!!!
Despues de habernos contado algunas anecdotas, nos firmo un autografo, y con la promesa de mostrarnos algunas fotos que se saco para la inmortalidad, nos apresuramos para no perdernos (como todas las tardes), un nuevo capitulo de nuestro Charles Bronson.
Nos saludamos en la puerta del colegio, y cada uno se fue a su casa. Todos sentimos que ese dia era distinto, contentos por tener como profesor a Charles Bronson en persona, NUESTRO Charles Bronson, nacido en Villa Luro y no en Conecticut, como la historia ha escrito.
En memoria de Charles Bronson (1921-2003):
http://www.youtube.com/watch?v=g_E9vFLw-R0
En memoria de Charles Bronson (1921-2003):
http://www.youtube.com/watch?v=g_E9vFLw-R0
sabato 21 agosto 2010
La vendetta del pedone
Noi amiamo la Svizzera e non vi sembri un'affermazione azzardata. Questo paese pieno di contraddizioni ha un suo fascino, perverso se vogliamo: la gente vive in modo semplice, pur essendo molto più ricca degli italiani, che invece si indebitano per la borsa di Gucci o per il televisore al plasma… o almeno così vivono i nostri amici e parenti che, a dire il vero, fanno parte del cenacolo degli emigranti latini in questa terra di passaggio e di commerci fin dal Medioevo… quasi tutti ricercatori, persone di cultura fina che però faticano a trovare il loro posto in questo Paese che sembra a volte più indifferente che neutrale. Esiste una Svizzera ricca ed opulenta che riconosciamo solo nei negozi lussuosi della Banhofstrasse di Zurigo e che non ci interessa. La Svizzera che amiamo è quella dei rifugiati; quella della zuppa di Kappel, rappresentata in un quadro alla Kunsthaus di Zurigo, che contadini cattolici e pastori protestanti prepararono con pane e latte per siglare l’armistizio dopo le guerre di religione, mentre nel resto d’Europa continuavano a scannarsi; quella di Henri Dunant, che dopo aver visto la Battaglia di Solferino fondò la Croce Rossa… la Svizzera liberale e pacifica che da sempre convive con quella cinica e corrotta delle banche e del riciclaggio del denaro delle mafie di tutto il mondo.
Passeggiare per Zurigo è un godimento civico per almeno tre banalissimi motivi. Primo motivo: le cabine del telefono pubbliche, grandi, spaziose, con musica rilassante diffusa e guida del telefono digitale incredibilmente sempre funzionante ... a parte il fatto che i telefoni pubblici in Italia sono ormai una rarità e i pochi apparecchi esistenti obbligano a telefonate sotto il sole cocente o la pioggia battente, se ce ne fossero del genere la guida digitale sarebbe divelta o con i tasti rotti, la cabina ricoperta di scritte, il telefono senza cornetta e il pavimento un cimitero di mozziconi di sigaretta. Secondo motivo: i tram che passano ogni cinque minuti, con una biglietteria automatica ad ogni fermata. Terzo motivo: le strisce pedonali, a cui tutti, ma proprio tutti, si fermano sempre, anche solo quando il pedone è fermo a lato della strada con l'intenzione di attaversare. Da qualche giorno anche in Italia è passata una modifica al codice stradale che introduce l'obbligo di stop davanti alle strisce pedonali in presenza del pedone. Ce ne rallegriamo: visto il tempismo con cui questa legge è stata introdotta rispetto al resto dei paesi europei, la legge per le coppie di fatto è attesa per il 2050.
Il geniale Bozzetto, tra l'altro nostro illustre concittadino, anni fa fotografò i vizi italici con sapiente e divertente ironia:
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