mercoledì 4 gennaio 2012

Connessioni

In queste due settimane abbondanti di vacanza Sofia ha potuto apprezzare pienamente la vita casalinga: alzarsi alle dieci, gustare le sperimentazioni culinarie di me e Roberto - quasi sempre accompagnate da un "non piace" e un volo a planare sul pavimento -, dosi un po' più abbondanti dei soliti trenta minuti cronometrati al giorno di cartoni animati. Il fatto è che io non sono proprio sicurissima che i cartoni animati facciano bene ai bambini. Ci sono quelli che, a proposito del latte di mucca, o dei cartoni animati appunto, o anche di altre regole dell'educazione moderna, dicono "Eh, ma sono diventato grande comunque". Sì, ma sei diventato grande con la gastrite.  Adesso per fortuna i cartoni animati sono politically correct. Ad esempio, il papà della Pig Family, uno dei cartoni animati preferiti di Sofia, è rappresentato come un idiota, mentre la mamma la sa sempre giusta. L’immaginario dei bambini si forma nei primi anni di vita, contemporaneamente al formarsi delle connessioni sinaptiche del loro cervello. Le mie, ad esempio, sono state influenzate da dosi massicce de “La casa nella prateria”, la storia della famiglia più sfigata del West. Quindi mi succede ancora oggi che di fronte alle normali difficoltà della vita mi venga da pensare subito all’apocalisse, alla tragedia, alla disfatta totale. Tipo che in una sola puntata, Charles, il padre, perdeva il lavoro; Carolin, la madre, si tagliava facendo la torta e come minimo le veniva un’infezione che le dovevano amputare un braccio, rimaneva tre giorni da sola con la febbre a quaranta e nessuno la trovava - i figli non si sa dove fossero -, mentre il marito era rimasto bloccato nella neve durante la ricerca del lavoro; alla fine per fortuna il medico  riusciva a salvarla in extremis, ma già che c’era le diceva che la prima dei suoi cinque figli, Mary, sarebbe diventata cieca. In più erano poveri, ma dignitosissimi, andavano in chiesa e ringraziavano sempre il Signore – una pizza incredibile –  e c’erano sempre i figli dei ricconi del paese, che avevano un emporio, che li prendevano in giro, facevano scherzi in continuazione ... insomma stronzi come pochi, ma loro, gli Ingalls (leggi Ingols), così si chiamavano, sempre generosi, altruisti, una roba che a me veniva voglia di sfrantecargli il negozio al posto loro. Un’altra sfortunatissima, ma anche simpatica, era Candy Candy. Tipo che si faceva adottare e si sbagliava, quelli in realtà volevano una cameriera. Visto che poi lei si innamorava di Terence, che la ricambiava, ma anche si faceva, per dir così, beffe di lei, quando avevo undici anni ero convinta che se uno ti prendeva un po' per il culo voleva dire che era innamorato di te. Con quali conseguenze, si può immaginare. Insomma, bisogna starci attenti con la televisione, perché poi ti si formano dei veri e propri circuiti nel cervello che ti portano a immaginare quelle cose lì. Soprattutto da piccoli, ma anche da grandi, basta vedere cosa ha fatto Berlusconi in trent'anni. L’unico che pur essendo sfortunato a me piaceva era Remi, che anche se era stato affidato a un saltimbanco ed era poverissimo, viveva a Parigi e in giro per la Francia, aveva una scimmia e un cane e dormiva sotto i ponti. Ogni tanto mi viene il dubbio che questi cartoni animati e telefilm degli anni Settanta, pur bellissimi e interessantissimi - ci passavo le ore -, in fondo fossero sadici e instillassero nello spettatore fanciullo un germe di masochismo pericolosissimo. Adesso invece anche un panda grasso può essere simpatico e diventare maestro di kung-fu.

Una che ne sa un sacco di connessioni sinaptiche e bambini è lei:
Sembrano felici, ma è un'illusione:

giovedì 17 novembre 2011

La babbite

In questi primi giorni di freddo novembrino il tranquillo ménage familiare è stato sconvolto dall'arrivo di una malattia, non sappiamo se stagionale o del tutto fuori stagione come le zanzare sopravvissute all'estate che hanno deciso di svernare in casa nostra. Complici i numerosi impegni del genitore numero uno - essendo la genitrice stata  temporaneamente declassata a numero due - la piccola Sofia è sempre più frequentemente soggetta ad attacchi di babbite acuta - il vocabolo "papi" è stato da tempo soppresso dal lessico familiare. In genere questi attacchi si manifestano alle due di notte, quando i genitori numero uno e numero due dormono beatamente, il fuoco della passione ormai spento sotto due strati di piuma d'oca. La piccola sedotta e abbandonata chiama per il ciuccio o la bambola che non si trovano, fra le lacrime vuole essere portata nel lettone - in verità una ben più modesta piazza e mezza francese - e si abbarbica come l'edera in primavera al semi-incosciente genitore numero uno, ignorando e allontanando con sufficienza la solerte genitrice numero due che cerca inutilmente di convicerla a tornare nel suo lettino. Dopo alcune mattine di risvegli dolorosi per via di un piedino nelle costole o una contrattura alla spalla, la genitrice numero due ha preparato una cura d'urto. Il prossimo sabato sarà la "giornata del papà", con programma per due che prevede colazione, uscita al parco, pranzo in trattoria, pennichella teneramente allacciati e teatro per bambini, mentre lei sarà impegnata in una seduta di massaggio ayurvedico e in gruppo di autocoscienza per sole donne. D'altro canto ... se non ora, quando?

domenica 9 ottobre 2011

Vietato lavarsi i denti

Questo non è un Paese per bambini. Forse non è più un Paese per nessuno (e non so se è perché credo ancora nella cosa pubblica che "paese" lo scrivo sempre con la maiuscola), ma accadono cose che dovrebbero risvegliare il nostro spirito di ribellione, mentre spesso siamo assopiti. Tipo: dall'asilo nido alle elementari è vietato ai bambini (sottolineo vietato) portarsi lo spazzolino e lavarsi i denti dopo mangiato, perché potrebbero contagiarsi  nel caso se lo scambiassero fra loro. Mi chiedo quante probabilità ci siano che un bambino si ammali di aids scambiandosi lo spazzolino con un compagno dell'asilo e quante che si ammali di carie (visto che in Italia non è ancora vista come una malattia, ma come un destino ineluttabile, così come l'ingrossarsi del portafoglio del dentista). Oppure: i bambini alle elementari non possono andare a chiedere i gessi per la lavagna al bidello (ops ... collaboratore scolastico), perché potrebbero farsi male nel tragitto. Mi chiedo allora se in Italia sarà mai possibile mandare un bambino di sei/sette anni a scuola da solo a piedi come avviene in altri Paesi europei e per quanti anni ancora dovremo sorbirci code di auto vomitanti veleno davanti alle scuole. Insegno filosofia nei licei e sono obbligata dalla normativa ad accompagnare i miei studenti all'uscita alla fine delle lezioni, per questioni di sicurezza. Io li guardo uscire uno per uno, li invito a non buttarsi di sotto con un aliante ma a scendere le scale e violo quotidianamente la legge. Mi sembra assurdo. Assurdo che i bambini al nido non si possano lavare i denti dopo mangiato, che non possano correre o uscire d'inverno sotto la neve. Assurdo che i bambini alle elementari non possano andare a scuola o almeno in bagno da soli. Assurdo che io debba per legge accompagnare dei diciassettenni perfettamente deambulanti all'uscita della scuola. Mi ribello alle gabbie mentali e fisiche che una cultura sempre più terroristica e demenziale mi sta costruendo intorno. Comincerò con lo scrivere al sindaco per chiedere che ai bambini sia permesso di lavarsi i denti.

lunedì 1 agosto 2011

Vacanze da disoccupati ovvero: le vie della decrescita sono infinite

La chiamano "decrescita felice", già ne abbiamo parlato sul nostro blog, e anche se non è esattamente la stessa cosa, quando non si hanno liquidi ci sono tanti modi per divertirsi in vacanza, ovvero: le vie della decrescita sono infinite. Così sabato e domenica Roberto ed io, affidata Sofia ai nonni per due stimolanti pomeriggi nella piscinetta di gomma del giardino, abbiamo percorso nei due sensi la Milano-Venezia con un biglietto omaggio della nuova compagnia che gestisce le ferrovie lombarde. Parentesi: non sappiamo se questa nuova compagnia sia privata, in tutto o in parte, e allora ci sarebbe da discutere; ma di certo, nonostante il biglietto omaggio e l'invito a sperimentare i nuovi trasporti integrati, i treni erano in ritardo, senza aria condizionata e sovraffollati, come sempre. Ragion per cui abbiamo compilato il modulo di reclamo che l'impiegato incredibilmente bilingue della stazione di Desenzano sul Garda ci ha fornito immediatamente e senza dare segni d'insofferenza. Forse c'è speranza. A Milano abbiamo visitato il Museo del Novecento, dalla cui terrazza si ha una vista incredibile su piazza Duomo. Invece sul Garda abbiamo amabilmente cazzeggiato, godendoci la luce del lago e concedendoci un bicchere di Lugana doc del territorio in una delle poche cantine che non si chiami "lounge bar" e i cui tavoli non siano a un metro e mezzo di altezza da terra. Adocchiato il primo spazio verde utile in un giardinetto in riva al lago, abbiamo steso la copertina, mangiato i nostri panini al sacco, sonnecchiato e letto il giornale, guardati malissimo da alcuni indignados vestiti per l'aperitivo della domenica. Ci siamo sentiti meno soli quando un'altra buona dozzina di persone ha imitato il nostro dirompente gesto. E' vero: fra i tavolini dei bar e lo svacco libero ci sono le panchine, ma se la classe media sta scomparendo, a quelli in decrescita forzosa non restano che gli estremi. In orizzontale, poi, si sogna meglio.

lunedì 20 giugno 2011

Ma dio balla il merengue?

Sofia non è stata battezzata e non abbiamo intenzione di impartirle nessuna educazione di tipo confessionale. Probabilmente non farà nemmeno l'ora di religione a scuola, anche se a me e a Roberto piacerebbe parlare con lei di religioni, di santi e di dio. Per quanto riguarda le basi della moralità, basterebbe l'imperativo categorico kantiano: "Considera l'essere umano, in te stesso e negli altri, sempre anche come fine e non solo come mezzo". Vado a memoria, forse non è una citazione letterale, ma insomma il messaggio è chiaro. Ciononostante, ieri, davanti a una statua della Madonna, Sofia si è profusa in una pioggia di bacini mandati con le mani. Roberto ed io ci siamo un po' stupiti, ma sappiamo che il nonno, ogni tanto, la porta in chiesa. Non sappiamo come reagire: da un lato ci sembra una cosa innocua, dall'altro un pomeriggio all'oratorio - Roberto a settembre partirà con un gruppo di auto mutuo aiuto per immigrati sudamericani ed ha contrattato con il "don" per avere una sala - ha riaperto in me una serie di ferite ... magari ormai piccole cicatrici sopite da anni, ma fastidiose. A un certo punto della mia vita, intorno ai tredici anni, mi sono chiesta perché gli oratori dovessero essere il ricettacolo di nubili e pedanti donne sulla cinquantina, ancora ridicolmente chiamate "signorine", che portano segnata sul corpo la mancanza di un amore, di un piacere carnale di qualsiasi natura, infagottate in gonne informi di jeans, collant e sandali alla francescana, camiciole dagli improbabili colori "polvere", "fango", "bianco sporco". Perché si dovesse sempre far finta di entusiasmarsi ballando castamente al suono di canzoni come "il signore è il mio pastore" e "tutto il creato è amore": e se provassimo a chiederlo ai libici? Non voglio sembrare cinica e non credo di esserlo: nella fratellanza, nella spiritualità, nella bellezza della natura ci credo per davvero, ma non ho mai capito perché debbano essere rivestite di falsa ingenuità, che alla fine diventa ipocrisia. In fondo ho sempre avuto l'impressione che queste visioni, trasmesse con canzoncine e bacetti a Maria e al crocifisso, siano profondamente parziali, mancanti di qualcosa ... della carnalità, del dolore, del lato oscuro che tutti abbiamo, per cui la vita non è un'eterna benedizione. Ecco: non vorrei che Sofia imparasse, come me, a credere in assoluti che non esistono. Quando io me ne accorsi, che questi assoluti non esistevano e che i miei giovani dolori non potevano esserne risanati, non fu cosa da poco. Fu pure peggio, perché caddi da un assoluto all'altro, dalla beatitudine alla perdizione e trovare la via di mezzo, se vogliamo dir così, non fu affatto semplice. Senza dio, per i miei ex fratelli e sorelle in Cristo, ero perduta, c'era poco da fare. Mi ritrovai sola. Solo più tardi imparai, con Aristotele, che il fine della vita è la felicità e che il Bene platonico è troppo lontano per noi esseri umani. E che la felicità è tale quando la si può condividere con gli altri. Questo vorrei che Sofia imparasse e non credo che nessuna religione possa monopolizzare la questione. Mi sembra assurdo che dio venga addotto a spiegazione di qualsiasi cosa, che ogni cosa debba essere ammantata del riferimento a lui - tra l'altro sempre lui, il padre, mai la madre o, che so io, l'essere, la natura ... Non so come avvenga per le altre religioni: i miei amici valdesi un giorno mi stupirono dicendomi che prendevano lezioni di salsa e merengue per essere più vicini alla loro comunità. Per come li conosco non credo che, nelle serate al chiar di luna passate a ballare, abbiano avuto bisogno di musicare qualche passo dei vangeli. E credo anche che dio, se esiste, gliene sia stato grato.

martedì 14 giugno 2011

Un buon inizio

Dall'ultimo post sono passati diversi mesi. L'inverno alla fine ci ha inghiottito ma, come un fiume carsico che lavora silenzioso sottoterra, siamo finalmente riemersi. Le ultime settimane fanno ben sperare e mi sembrano già lontani anni luce gli amari commenti allo stato della politica italiana. La politica fa sempre schifo, ma almeno abbiamo riscoperto di essere un popolo. Abbiamo messo i primi mattoni per un cambiamento e da adesso in poi dovremo lavorare, o meglio creare qualcosa di nuovo. Un'Italia migliore ... un mondo migliore? Per me le lezioni sono finite e ho più tempo per occuparmi del cambiamento. Sì, perché non si cambia senza tempo a disposizione. Oggi ho letto su Repubblica un articolo su bambini di due/tre anni educati alla competizione, costretti a imparare nozioni a memoria per poter accedere alle migliori scuole. Non so bene che legame ci sia con l'acqua pubblica, il no al nucleare e la legge uguale per tutti, ma anziché costringere i bambini a imitare la nostra follia, potremmo noi imitare loro. Qui sotto un ottimo esempio (da cui rubo il manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe):
http://ridiventaregrandi.blogspot.com/


Il manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe

1. IL DIRITTO ALL'OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti
2. IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, l'acqua, i sassi, i rametti
3. IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori 
riconoscere i profumi offerti dalla natura
4. IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltare e poter prendere la parola, interloquire e dialogare
5. IL DIRITTO ALL'USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde, accendere un fuoco
6. IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura
7. IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade
8. IL DIRITTO AL SELVAGGIO
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi
9. IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell'acqua
10. IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle.

domenica 20 febbraio 2011

The terrible one and a half

Preparare il nostro prossimo viaggio a Zurigo e quello successivo a Lisbona, immaginare che sia già estate e giocare con paletta e formine per la sabbia sul pavimento di casa è il nostro modo, mio e di Sofia, di superare indenni l'inverno. Sofia cresce e da una settimana ha deciso che non vuole più poppare. Ieri sera, quindi, a casa di D. e C., coppia italo-messicana, dove normalmente il vino e la tequila scorrono copiosi, ho festeggiato la fine di 24 (ventiquattro!) mesi di astinenza da alcolici. Ad essere sincera, non è stata un'astinenza completa, perché io sono della scuola del "mezzo bicchiere al giorno non fa mai male". Però ieri è stato decisamente più di mezzo bicchiere e sono tornata a casa rincoglionita e felice. Sofia, intanto, a sedici mesi quasi compiuti, continua la sua esplorazione del mondo ed ha già capito che, essendo un essere libero, può fare potenzialmente quel che vuole: prendere dagli scaffali del supermercato barattoli scelti a caso e buttarli per terra, mangiare lo yogurt da sola versandone metà sul pavimento, bere un'aperitivo a base di shampoo per bambini, vestirsi da sola mettendosi il maglione in testa al posto del capello. Roberto ed io restiamo vigili al suo fianco durante tutte queste amene attività e, esterrefatti di fronte alla potenza devastatrice del nostro giovane virgulto, ci rendiamo conto che i "terribles two" ... nel nostro caso sono sono in anticipo "solo" di qualche mese!

A proposito di piccoli intraprendenti, guardate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=7dfyXYwVBP0

domenica 16 gennaio 2011

Siesta domenicale

Auguri di buon anno a tutti voi, amici e amiche. Ve lo faccio in punta di piedi, mentre Roberto e Sofia dormono profondamente, riposandosi delle prime fatiche dell'anno nuovo. Ve lo faccio un po' in ritardo, perché le mie fatiche non sono ancora finite. Ve lo faccio quasi sottovoce, perché il nuovo anno, almeno qui in Italia, non è cominciato in gran spolvero ... le solite vecchie polverose, rancide e ormai, almeno per me, indigeribili questioni: la classe operaia che non va in paradiso, l'utilizzatore finale al governo eccetera eccetera. Sarà stato un caso che, con Sofia a letto con la febbre, e noi un po' ricoglioniti dalla stanchezza, il trentun dicembre non siamo riusciti nemmeno a stappare la bottiglia col tempismo dovuto? In Italia, terra di superstizioni antiche sullo sfondo di un cattolicesimo spesso di facciata, porta parecchio sfiga. Spiacerebbe che portasse sfiga al Paese, oltre che a noi tre. Comunque, abbiamo mangiato lenticchie, rito propiziatorio benaugurante nei confronti dei futuri dodici mesi che ci attendono. Pari e patta: mal che vada, continuerà la sfiga del duemiladieci. Auguri!

domenica 14 novembre 2010

una serata a teatro

In questo cupo e incerto inizio di novembre, Cristina con due amiche melomani è andata a teatro: Don Giovanni, dramma giocoso di Da Ponte, musiche del sublime Volfango ... in alcuni vecchi libri di scuola di chiara impronta nazionalista era uso italianizzare i nomi di filosofi e letterati, soprattutto tedeschi, in una carrellata quasi comica di Volfango Goethe, Emanuele Kant, Arturo Schopenhaeur e via dicendo, un po' come nei film doppiati, che esistono solo in Italia.
Fortunatamente, la maggior parte dei libretti d'opera è in italiano; questo ha momenti davvero divertenti, strappa il sorriso anche dopo più di duecento anni, come sarà per Il grande fratello. Lo spettatore medio della seconda galleria è un uomo di sessantacinque anni con taciturna signora al seguito; porta pantaloni di velluto a coste e maglione di lana, tipica mise da sabato sera a teatro; conosce alcune arie a memoria che canticchia durante l’intervallo; ha un pesante accento valligiano, con cui commenta le performance dei cantanti e plaude con entusiasmo alla scena in cui l’impenitente libertino viene inghiottito dalle fiamme dell’inferno. Infine, giustizia fu fatta! A tradimenti e godimenti, devono seguire i meritati tormenti, e lo spettatore medio, il cattoleghista padre di famiglia ormai in pensione, può dormire sonni tranquilli. Cristina invece sogna ad occhi aperti una versione futurista del dramma mozartiano …

E’ notte. Don Nano, audace seduttore e leader del partito dell’amore, ne dispensa a profusione nei suoi nobili palazzi e ville. Non uno, ma numerosi servi sciorinano l’elenco delle imprese amorose dello straordinario libertino, mettendolo al sicuro da coloro che ne reclamano la testa a causa dell’onore ferito, ma, soprattutto, della legge violata. Don Nano ha dapprima sedotto e abbandonato Donna Patrizia, che lo bracca come un cane da caccia cercando di sottrargli nuove vittime. Riesce comunque ad intrufolarsi ad una festa di compleanno di rustici e vivaci contadini, insidiando una giovane minorenne, ma viene scoperto e ritorna nel proprio palazzo romano a preparare la prossima malefatta. Scambiandosi arte e parte con i suoi fedeli servitori, fa liberare un'altra sua giovane amante prigioniera in una contrada fosca e nebbiosa. Ad ogni occasione per ravvedersi, Don Nano non arretra e proclama che delle donne non può far senza, che soprattutto loro non possono fare a meno di lui e che è molto meglio così che essere gay o Rosi Bindi …

Aspettiamo pazientemente che una botola si apra e che, se non all’inferno, si bruci almeno su una spiaggia di Antigua, a qualche migliaio di chilometri da qui.

lunedì 18 ottobre 2010

Senza parole

"Hai sentito di Sara?". "Sì, hanno convalidato il fermo a Sabrina, ma dice di non essere stata lei". "Dalle cinque stanno interrogando anche Cosima". Discorsi da corsia d'ospedale: Cristina e Roberto ci mettono un po' a capire che le due donne non stanno, per fortuna loro, parlando di qualcuno che conoscono, ma del delitto che sta riempiendo le pagine dei giornali da una decina di giorni. Si guardano increduli e commentano a bassa voce. Com'è possibile che siano così coinvolte? Com'è possibile che seguano la vicenda su internet e si tengano aggiornate sugli sviluppi? Non hanno altro di cui parlare? Il discorso scivola poi sull'ultimo sceneggiato televisivo e stasera tra l'altro comincia anche la nuova edizione del Grande Fratello.
Nel libro "La cultura degli italiani", Tullio De Mauro scrive che solo il 29 % di loro ha una vita linguisticamente ed intellettualmente ricca, che solo un terzo degli italiani e delle italiane possiede le parole per poter esprimere adeguatamente idee, sentimenti, speranze, illusioni, desideri, emozioni, preferenze ... quell'intreccio impalpabile che sorregge le nostre vite. Forse ora è più chiaro da dove viene il senso di sgomento che abbiamo provato nell'ascoltare le due donne, di fronte a quel miscuglio di linguaggio giudiziario e pettegolezzo da strada che nasconde l'incapacità di pensare altro che non sia ciò che la televisione vomita per giorni, semplificando la realtà e cancellando ad una ad una le parole che permettono di dire e di pensare la propria esistenza. Parliamo linguaggi diversi, siamo i protagonisti attoniti della versione postmoderna della Torre di Babele.
Cristina non è mai stata particolarmente patriottica ed è la prima ad essere ferocemente critica verso l'Italia e gli italiani. Ultimamente, però, si sente urtata e prova un dolore acuto quando ascolta critiche impietose e spesso giuste sul suo paese. Quali parole possono esprimere questo sentimento? Vergogna, impotenza, tristezza? Dove cercare le parole che permettano di pensare un paese diverso, dove tutti, a prescindere dalla nazionalità, si possano riconoscere?

Come sempre, una citazione cinematografica:
http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow

sabato 11 settembre 2010

Tutti a scuola!

Milano, sabato pomeriggio di settembre, due giorni prima dell'inizio della scuola. Roberto a casa con Sofia, Cristina in corteo contro i tagli alla scuola pubblica. "No, Sofia in manifestazione è troppo piccola! E se poi i celerini vi attaccano? E se succedono incidenti?". I facinorosi sono poche centinaia e indossano magliette arancioni con la scritta "s-catenati" che allude a una futura liberazione dalla piaga sociale, così è stata definita, del precariato. Un camioncino rallegra la manifestazione con canzoni d'altri tempi: Patti Smith e altra gente abbondantemente sopra i cinquanta, giusto per richiamare l'età media dei docenti italiani. Marxisti-leninisti dai golfini polverosi e lo sguardo perso alla Kurt Cobain distribuiscono "Spartacus" come se smerciassero droga illegalmente.  Un insegnante con la stessa allure di Keith Richards parla con una giovane precaria. Cristina si chiede cosa insegni. Esistono in effetti delle fantomatiche graduatorie di corno e chitarra e si è sempre domandata quanti siano gli aspiranti insegnanti di corno e chitarra. Incontra la collega R., con il coltello fra i denti, pronta ad augurare una morte lenta e dolorosa al direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale - l'USR presume, visto che nello scolastichese ci sono il DS, il DSGA, l'USP e altri oggetti non identificati -, nonché, giusto per sfoltire le graduatorie, agli ignari colleghi, dei quali possiede una collezione in cera degna di madame Tussaud, ma non a grandezza naturale. "Ilya Prigogine nel 1936 scoprì che la termodinamica invertita, cioè sistemi complessi e lontani dall'equilibrio, è un processo naturale e irreversibilmente entropico, vincolato e a carico o discarico dell'ambiente, che poi ha gettato ponti tra la fisica e la chimica, come sistemi interagenti e complessi in cui l'entropia entropica è come un organismo vivente che si auto-organizza e in grado di succedere in stadi sempre diversi ..." La collega F. ormai farnetica sotto il sole cocente. Cristina si ferma per un cono gelato e riflette. Pensa che in tutti questi anni non ha mai fatto uno sciopero, convinta che danneggiasse gli studenti e che fosse inutile. Pensa che si è svegliata solo quando è toccato anche a lei e si dà della cretina e anche dell'egoista. Pensa che ha sentito già tanti conoscenti che si sono visti ridotti o annullati lo stipendio. Non sa bene cosa fare e anche se è qui oggi non sente di essere particolarmente utile alla causa. E soprattutto si domanda: cosa sarà diventata la scuola quando per Sofia verrà il momento di andarci?

Studiare serve a qualcosa oppure no? Per togliervi ogni dubbio sentite un po' qua ...



martedì 31 agosto 2010

una società segreta

In Italia esiste una strana categoria di persone. Cominciano ad aggirarsi per le strade delle nostre città verso la fine di agosto. Pallidi per l'ansia o perché non hanno fatto le vacanze al mare, tengono in mano strani e misteriosi elenchi, fatti di nomi, cifre e punteggi divisi in tante colonnine, una specie di intricato codice segreto che solo i più abili fra loro dopo anni di studi riescono a decifrare. Si incrociano e con aria spaventata si riconoscono. Spesso si ignorano pervicacemente, a volte si scambiano informazioni ai più incomprensibili su sedi di servizio, spezzoni, assegnazioni provvisorie, utilizzazioni e altri termini che alludono ad operazioni segrete e potenzialmente molto pericolose. Si aggirano nei cortili delle scuole con aria circospetta e lasciano numeri di telefono alle segreterie, ma non per prestazioni erotiche a pagamento, anche se presto saranno costretti a farlo. Bucano il muro di silenzio dei mezzi di informazione con gesti estremi, come incatenamenti di massa, sit-in sui tetti, presìdi in tenda nei cortili. Questo brulichio umano inizia in sordina e trova il suo apice a metà settembre, raggiungendo il parossismo, per poi spegnersi misteriosamente, quando i membri di questa società parellela vengono improvvisamente risucchiati in un buco dello spaziotempo, per poi ricomparire l'anno dopo, sempre più pallidi e concitati. Cristina è una di loro. Cerca di mantenere il sorriso e la leggerezza, perché adesso c'è Sofia e non vuole perdere la voglia di mostrarle quant'è bello un maggiolino su un fiore. Aspettando di scomparire fino al prossimo anno.

Da quest'anno per essere meno invisibili potrebbero diventarlo davvero:
http://www.youtube.com/watch?v=QVUqXxYUhPo

domenica 22 agosto 2010

Charles Bronson nació en Villa Luro

Bienvenidos a bordo. Despues de un tiempo de haber pensado con mi mujer crear un blog, (una idea que teniamos hace un tiempo, pero que por infinitas razones no nos dabamos el tiempo para darlo a la luz), finalmente esta criaturita nació, con el solo objetivo de compartir ideas, reflexiones,etc.
Recuerdo, en los primeros años de la secundaria, aquellas pruebas del prof. de biologia Ziela, o las del prof. de contabilidad (el cual entraba siempre en clase con anteojos oscuros, al mejor estilo Charles Bronson). Un dia este ultimo nos confio, a los ultimos que quedabamos en el aula, una cosa que (al menos para nosotros), quedaria en la historia...la nuestra, claro.
Despues del toque de campana, el Chato, Juanca, Curu yo estabamos preparando la mochila (ante la mirada detras de esos anteojos oscuros del Cholbo, asi le deciamos). El aire que se respiraba solo era interrumpido por los gritos lejanos de los alumnos en el patio.
Antes de salir en fila india a traves de aquella pequeña puerta, el Cholbo, (sintiendo que el momento que estaba esperando habia finalmente llegado), nos dijo, casi con timidez, como queriendo demostrar que, despues de todo, aquella persona distante como pensabamos no lo era en realidad:
-Chicos, perdonen, quisiera hablar con ustedes...si no tienen apuro.
Nos miramos como sin entender demasiado, con la mismas ganas de saber que carajo queria, deseando salir lo mas rapido posible al recreo para comernos el famoso pebete con jamos y queso con Coca Cola, que la rubia hija del kioskero nos preparaba.
Curu, que despues de haber llamado al Chato Martinez que ya estaba acelerando el paso apenas habia cruzado la puerta, nos dijo a mi y a Juanca:
-Esperen muchachos, el prof. quiere decirnos algo.
-Cierren un minuto la puerta, chicos, quisiera contarles una cosa, agrego il prof.
Nos sentamos mientras nos mirabamos, como preguntandonos que carajo quisiera.
Sin sacarse los anteojos, rompio la ansiedad que flotaba en el aire y nos dijo:
-el Charles Bronson que conocen, el de la serie...yo actue de doble en algunas peliculas suyas.
Nos miramos atonitos, sin entender mucho, nos cayó de sorpresa, claro. Cuando el Chato se estaba levantando, disculpandose porque tenia prisa, lo agarre de un brazo y le dije en el oido:
-para boludo, quizas si lo escuchamos y entramos en confianza, safamos algunos puntitos en las pruebas!
Despues de contarnos que compartió el set con nuestro Charles, aquel que nosotros veiamos despues que llegabamos de la escuela, aquel que saltaba desde alturas de las cuales cualquier mortal se hubiese (si le andaba de culo), roto los tobillos o las manos...era el Cholbo!!!
Despues de habernos contado algunas anecdotas, nos firmo un autografo, y con la promesa de mostrarnos algunas fotos que se saco para la inmortalidad, nos apresuramos para no perdernos (como todas las tardes), un nuevo capitulo de nuestro Charles Bronson.
Nos saludamos en la puerta del colegio, y cada uno se fue a su casa. Todos sentimos que ese dia era distinto, contentos por tener como profesor a Charles Bronson en persona, NUESTRO Charles Bronson, nacido en Villa Luro y no en Conecticut, como la historia ha escrito.

En memoria de Charles Bronson (1921-2003):
http://www.youtube.com/watch?v=g_E9vFLw-R0

sabato 21 agosto 2010

La vendetta del pedone

Noi amiamo la Svizzera e non vi sembri un'affermazione azzardata. Questo paese pieno di contraddizioni ha un suo fascino, perverso se vogliamo: la gente vive in modo semplice, pur essendo molto più ricca degli italiani, che invece si indebitano per la borsa di Gucci o per il televisore al plasma… o almeno così vivono i nostri amici e parenti che, a dire il vero, fanno parte del cenacolo degli emigranti latini in questa terra di passaggio e di commerci fin dal Medioevo… quasi tutti ricercatori, persone di cultura fina che però faticano a trovare il loro posto in questo Paese che sembra a volte più indifferente che neutrale. Esiste una Svizzera ricca ed opulenta che riconosciamo solo nei negozi lussuosi della Banhofstrasse di Zurigo e che non ci interessa. La Svizzera che amiamo è quella dei rifugiati; quella della zuppa di Kappel, rappresentata in un quadro alla Kunsthaus di Zurigo, che contadini cattolici e pastori protestanti prepararono con pane e latte per siglare l’armistizio dopo le guerre di religione, mentre nel resto d’Europa continuavano a scannarsi; quella di Henri Dunant, che dopo aver visto la Battaglia di Solferino fondò la Croce Rossa… la Svizzera liberale e pacifica che da sempre convive con quella cinica e corrotta delle banche e del riciclaggio del denaro delle mafie di tutto il mondo.
Passeggiare per Zurigo è un godimento civico per almeno tre banalissimi motivi. Primo motivo: le cabine del telefono pubbliche, grandi, spaziose, con musica rilassante diffusa e guida del telefono digitale incredibilmente sempre funzionante ... a parte il fatto che i telefoni pubblici in Italia sono ormai una rarità e i pochi apparecchi esistenti obbligano a telefonate sotto il sole cocente o la pioggia battente, se ce ne fossero del genere la guida digitale sarebbe divelta o con i tasti rotti, la cabina ricoperta di scritte, il telefono senza cornetta e il pavimento un cimitero di mozziconi di sigaretta. Secondo motivo: i tram che passano ogni cinque minuti, con una biglietteria automatica ad ogni fermata. Terzo motivo: le strisce pedonali, a cui tutti, ma proprio tutti, si fermano sempre, anche solo quando il pedone è fermo a lato della strada con l'intenzione di attaversare. Da qualche giorno anche in Italia è passata una modifica al codice stradale che introduce l'obbligo di stop davanti alle strisce pedonali in presenza del pedone. Ce ne rallegriamo: visto il tempismo con cui questa legge è stata introdotta rispetto al resto dei paesi europei, la legge per le coppie di fatto è attesa per il 2050.

Il geniale Bozzetto, tra l'altro nostro illustre concittadino, anni fa fotografò i vizi italici con sapiente e divertente ironia:




venerdì 20 agosto 2010

multiculturalismo ed embrioni di pollo

Saltate le vacanze in Toscana, con un tempo umidiccio e un persistente raffreddore, Cristina lavora alla sua tesi di dottorato, mentre Roberto scrive una relazione di tirocinio per il suo prossimo esame. Sta infatti studiando per potersi vedere riconosciuta in Italia la laurea conseguita in Argentina. Sofia invece è in compagnia di nonna E, che le canta canzoncine in spagnolo. Ci vuole una certa costanza e una buona dose di passione per portare avanti simili progetti a fine agosto. Cristina si ricorda di Rita Levi Montalcini che nel 1943 allevava embrioni di pollo in un laboratorio allestito in camera da letto e, quasi con vergogna per tanta audacia, la prende come fulgido e irraggiungibile esempio. Così, si prende cura con amore delle sue ventiquattro interviste ad adolescenti di varie nazionalità, raccolte la primavera scorsa fra una poppata e l'altra, sperando di riuscire a trovare un filo rosso, qualcosa che possa assomigliare a un embrione di teoria. Aspettando le vacanze dell'anno prossimo: in Argentina!

giovedì 12 agosto 2010

Splendida splendente!

M., il fratello porteño di Roberto, ha portato in regalo a Cristina una maglietta a rigoni orizzontali bianchi e fucsia, segno che in Argentina gli anni Ottanta o sono tornati di moda o non sono mai passati. Propendiamo per la seconda ipotesi. La stessa maglietta che la Rettore, una cantante pop italiana, indossa in un video del 1979. Cristina andava ancora alle elementari, ma di lì a pochi anni anche lei avrebbe portato quella deliziosa sciarpina dal baluginio dorato, in versione azzurra anziché rosa. Per completare il look le mancherebbero i fuseaux (no, non leggins, avete letto bene: fuseaux!) bianchi lucidi, ma vista la linea post-gravidanza è meglio soprassedere. Che nostalgia!!!

http://www.youtube.com/watch?v=RGVwO20MXK0

martedì 10 agosto 2010

prede o predatori?

Domenica riunione familiare a casa di L., il nipote di Roberto. Infatti M., il fratello di Robi e papà di L., è venuto in Italia dall'Argentina per un mese. Cristina apprende più spagnolo in mezzo alla confusione che raggiunge livelli considerevoli in queste occasioni che in mesi di tranquilla convivenza. Quando c'è M., però, una buona metà delle parole che scorrono a fiumi insieme al vino sono scurrili o gergali. M. è infatti il classico porteño, l'abitante del porto dalla battuta sempre pronta e la passione per il calcio, aggettivo o sostantivo che ormai si applica a tutti gli abitanti della città di Buenos Aires. Non tutti sono all'altezza di portarlo; M. sì. Suo figlio vive con moglie e figlia in una grande e vecchia villa al centro di un cortile di altre case che le sono state costruite intorno nel corso degli anni, con un giardino interno dove solo in parte è stata falciata l'erba alta. Vivono lì, perché la padrona della moglie di L., una signora apparentemente gentile che lavora nel settore alberghiero, ha deciso di ospitarli per non si sa quanto tempo in cambio di un lavoro in nero e altri lavoretti alla casa, abbandonata per anni. Non siamo sicuri che lo scambio sia davvero conveniente. Nel giardino c'è una griglia perfetta per cucinare l'asado, il piatto nazionale argentino a base di carne e salsicce. Siamo quasi completamente vegetariani ormai da diversi mesi, ma mangiare un tomino alla griglia come era nelle previsioni ci sarebbe sembrato quasi uno sfregio al bel quadretto familiare. Immergersi nelle situazioni è sempre la cosa migliore da fare. Cristina per rimanere fedele a questo principio si ubriacò di grappa alle prugne durante un viaggio in Bosnia. In questo caso l'immersione nella lingua e nelle abitudini familiari non ha fatto che bene. Siamo tornati a casa sollevati e contenti di avere un lavoro regolare, almeno per ora, una casa che ci piace, anche se in affitto, e di non voler essere né prede, né predatori.

P.S.: solo per darvi un'idea: se l'ultima cena fosse stata in Argentina, come sarebbe? (per saperlo cliccate sulla freccia in alto a destra)
http://www.marcoslopez.com/marcossubrealismocriollo.htm

martedì 3 agosto 2010

congedo familiare per tutti!

Non sarebbe bello che fosse ovunque come in Svezia, dove per ogni bambino e bambina ci sono 13 mesi di congedo familiare per i genitori, di cui due obbligatori per i papà? I padri faticano ancora ad occuparsi dei figli e le madri spesso devono lasciare il lavoro per quello che viene chiamato lavoro di cura o, termine femminista ma orrendo, di riproduzione (cosa sono i bambini, dei cd?). In Italia c'è una buona legge, ma se il congedo fosse obbligatorio per entrambi i sessi magari le donne non verrebbero più discriminate sul lavoro e si riuscirebbe a fare quel salto culturale che permetterebbe, fra qualche decennio almeno, di raggiungere una reale parità fra uomo e donna. Forse ci sarebbero meno divorzi e più bambini. Poi in Italia manca anche una legge sulle coppie di fatto e quelle omosessuali. Chissà quali e quanti ostacoli per le coppie omosessuali che hanno figli, e ce ne sono. In Argentina invece hanno da poco approvato una legge sui matrimoni omosessuali. Auguri!

sabato 31 luglio 2010

vacanze

Oggi primo giorno di vacanze e di vita del nostro blog. Tre settimane e nessuna meta precisa. Anche quest'anno, niente Argentina, probabilmente Italia, la Toscana, ma solo qualche giorno. Quindi per la maggior parte del tempo staremo a casa. Com'è una città conosciuta d'agosto? Cambia pelle? O è sempre la stessa, solo svuotata? Due anni fa abbiamo passato l'intero agosto a Strasburgo e ci piaceva pedalare per la città, salutare la cattedrale ogni mattina e passare le serate all'Epicerie.
La seconda alternativa per le nostre vacanze è  Zurigo. A Zurigo non sembra quasi di stare in Svizzera. Ci sono posti come la Rote Fabrik, dove puoi fare colazione all'aperto di fronte al lago, ascoltare musica e rilassarti in un ambiente da centro sociale, ma a misura di bambino. Colorata e varia umanità, senza steccati. Cose dell'altro mondo, per noi provincialissimi italiani.
http://www.lepicerie-strasbourg.com/